di redazionedi redazione3 luglio 20197min1200

Sanità | Toti Amato “I medici non sono un bancomat” | AZstarbene

Nuovo appuntamento degli Stati Generali FNOMCeO il 4 e 5 luglio. Ai microfoni di Sanità Informazione, Toti Amato, presidente Omceo Palermo e membro del Comitato Centrale FNOMCeO fa il punto della situazione e risponde agli attacchi contro i camici bianchi che arrivano dalle associazioni dei pazienti: «Con FNOMCeO siamo al lavoro per rafforzare il rapporto medico-paziente anche attraverso incentivi per chi adempie all’aggiornamento professionale, una garanzia per i cittadini»

«I medici non sono un bancomat». Per il presidente dei medici siciliani Toti Amato (OMCeO Palermo) servono nuove regole contro i numerosi contenziosi temerari.

 

Il presidente dei medici siciliani Toti Amato “Non siamo un bancomat”  | foto via sanitàinformazione.it

Diana Romersi  per sanitainformazione.it

 

Continuano gli attacchi alla categoria dei medici. Dopo gli sms che promuovevano ricorsi legali contro casi di malasanità, anche in tv e radio approdano le pubblicità che sponsorizzano cause temerarie contro i camici bianchi. «Il rapporto tra medico paziente non si è rotto, ma è sicuramente in crisi», questa la diagnosi del presidente OMCeO di Palermo, Toti Amato riguardo ad una figura, quella del medico, che oggi sembra essere messa in discussione.

«Ancora le persone cercano il medico, non cercano altre figure», spiega in una lunga intervista per Sanità Informazione, il presidente OMCeO di Palermo, con cui abbiamo cercato di fare il punto della situazione. Riguardo alla promozione di ricorsi legali contro i medici, secondo Toti Amato ci sono «altri motivi tra cui anche quello economico, quello del business, perché poi si parla di business. Credo che talvolta anche alcune associazioni, non sono per fortuna tutte così, ma quando fanno delle azioni, delle class action contro il mondo dei medici, talvolta c’è anche un interesse che è prettamente di tipo economico o di cassa oppure anche di farsi degli associati».

In Italia il sodalizio tra camici bianchi e cittadino è ancora forte. «Perché dico che il rapporto non è in crisi? Perché contrariamente a quello che sta succedendo, ad esempio in Inghilterra, con le visite mediche via Skype, per fortuna ancora da noi si ricorre ancora alla cura del medico per avere una risposta seria». Spiega meglio Amato: «Il rapporto medico paziente è in crisi ma non come mancanza di fiducia, perché ancora i medici per fortuna in Italia godono di fiducia. Ci sono altri meccanismi. Sappiamo pure che molte delle cause, molte di quelle situazioni particolari, avvengono proprio per richieste di denaro e ce ne sono parecchie».

Qual è il motivo di questa crisi? «Oggi a qualsiasi domanda si vuole ricevere una risposta immediata» continua il presidente Omceo Palermo che conia il termine “medico bancomat”. «Ho mal di testa, desidero che il medico mi faccia la diagnosi, mi dia la cura. Anche l’infallibilità della cura, come se a tutto si possa arrivare in breve tempo. Un po’ come quando si va al bancomat, dove uno va a prendere i soldi e se i soldi non ci sono ci si arrabbia».

«Il rapporto medico-paziente è un rapporto particolare, umano. Metta pure che c’è la crisi del Servizio sanitario nazionale con i definanziamenti che incidono notevolmente – continua Amato –. Mentre prima si andava in ospedale e in qualche modo si veniva ricoverati e si facevano tanti esami, oggi questo non è più possibile. Anche il medico di medicina generale deve seguire determinate linee e non può seguire i desideri delle persone. Deve dare risposte concrete e non tanto la medicina dei desideri ma la medicina, quella che deve curare l’essenziale. La crisi è questa».

Carenze strutturali, quelle del Servizio sanitario nazionale, che incidono anche sull’aggiornamento professionale dei medici. «Noi, anche come FNOMCeO, come Comitato Centrale stiamo affrontando il problema», ci rivela Toti Amato che è anche tra i suoi componenti e che smentisce i dati allarmistici dei mesi precedenti riguardo al numero di medici non in regola con l’Educazione Continua in Medicina. I dati «non sono corretti perché considerano anche i medici over 75 iscritti all’ordine professionale ma non più in servizio e i medici in formazione nelle università che sono esentati dall’aggiornamento».

«Esiste l’aggiornamento continuo del medico ed è un obbligo, però senza mettere né sanzioni né premi, i medici dicevano “ma perché dobbiamo continuare a formarci se poi è una cosa che resta solo sulla carta?”. Io mi aggiorno se ho un premio. Lasciamo stare progressioni di carriera e progressioni economiche, ma mi devo aggiornare per chi? Insomma, viene a mancare uno stimolo. Quello che stiamo chiedendo è che ci siano dei sistemi premianti». Non sanzioni, ma premi? «Certo, la premialità è un incentivo. Esiste il carcere per chi commette reati, ma i reati si continuano a perpetrare. Quello che invece serve sono, accanto alla sanzione, delle premialità per chi sia bravo e adempie a tutti i compiti formativi».

Tra le varie opzioni c’è anche la formazione a distanza. Una possibile soluzione proprio per sopperire alla carenza di tempo. «Assolutamente sì. La formazione a distanza è utile. Non se si fa solo questa ma indubbiamente siccome bisogna raggiungere per legge un certo numero di crediti, può essere utile. Consideri che chi lavora in ospedale in un momento in cui il medico ospedaliero è sotto pressione e talvolta non riesce a prendersi neanche le ferie, si immagini se ha il tempo di andarsi a formare».

Intanto la FNOMCeO è al lavoro per redigere una lettera che stimoli l’operato degli Ordini. «Ne stiamo parlando – ci rivela a conclusione dell’intervista Toti Amato – perché è stata accennata all’ultima riunione, la settimana prossima ne avremo un’altra e stiamo lavorando su questo per fare delle proposte concrete».

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