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di redazionedi redazione24 novembre 20186min1630

Quando un dispiacere rimane indelebile nella mente – AZstarbene

Il trauma psicologico e i sintomi dissociativi

Quando un dispiacere rimane indelebile nella mente si parla di trauma psicologico. Generalmente, ci si riferisce ad un singolo evento gravemente traumatico per chi lo vive. Ed è utrauma non metabolizzabile dalla mente, non  «decade» e resta inchiodato nel ricordo, immutato, sempre in agguato.  Si installa nei pensieri e disturba  chi ne soffre continuamente in modo intrusivo, a partire dal livello dell’attenzione (non riusciamo a lungo a mantenere il focus dell’attenzione su un determinato compito perché distratti  dall’evento traumatico).


  • Indice / Trauma psicologico 
  • Cosa si intende per trauma psicologico
  • I sintomi
  • Le cure

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Il trauma psicologico e i sintomi dissociativi

I sintomi dissociativi di un forte trauma psicologico

I sintomi dissociativi producono una frammentazione nella continuità della coscienza.  Uno dei più importanti luminari  Onno Van Der Hart ( Professore Emerito di Psicopatologia della Traumatizzazione Cronica presso l’Università di Utrecht (Olanda), sostiene che dopo  un evento traumatico la personalità di un individuo possa arrivare a frammentarsi in due o più parti:

1) La parte colpita dal trauma rimane tramortita dal colpo subìto, e depositaria di tutte le paure memorizzate anche a livello somatico, che il professore chiama «parte emozionale».

2) Esiste poi una seconda parte che fa sì che la persona continui a sopravvivere in maniera sufficientemente organizzata, che Van Der Hart chiama «parte apparentemente normale», che, pur svuotata della capacità di emozionarsi, trascina l’individuo nel progredire della sua vita «come se» le cose fossero rimaste le stesse. Questa parte permette alla persona di non soccombere a seguito del trauma, e di mantenere un certo controllo.

Secondo Van Der Hart, a seguito del trauma, ogni indizio che richiami alla memoria il trauma, diverrà un potenziale innesco delle emozioni sperimentate in luogo del trauma vissuto: la vita del soggetto, dunque, si modella nel tentativo di evitare ogni possibile contatto con ciò che potrebbe innescare la memoria traumatiche: situazioni, luoghi, persone, atmosfere, dettagli potenzialmente evocativi.

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Quale cura possibile?

La cura di questo tipo di problematica, passa da un approccio integrato, in cui sono coinvolti psichiatra e psicoterapeuta. Molte  evidenze scientifiche sottolineano la centralità del corpo: si parla di approccio bottom-up, cioè di curare il corpo per arrivare alla mente (per esempio usando lo yoga, o la mindfulness, l’attività aerobica o la psicoterapia sensomotoria – di cui portavoce e autore centrale è proprio Pat Odgen) come integrazione alla cura strettamente psicoterapica.

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