L’isola Patrimonio dell’Unesco, ma vietata alle donne

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Un paradiso a cielo aperto, ma solo per gli uomini

L’isola di Okinoshima è considerata una terra sacra e le donne sono bandite. Sull’isola si trova un santuario shintoista e un kami, una delle divinità degli shintoisti e gli uomini devono denudarsi non appena toccano terra. E’  un rituale di purificazione e spogliarsi completamente serve a placare le anime dei soldati russi e giapponesi morti in battaglia nei pressi dell’isola. Le visite sono concesse un solo giorno all’anno, il 27 maggio ed è proibito raccontare i particolari del viaggio o portare via oggetti.

Il motivo per cui le donne non sono ammesse è legato proprio alla religione shintoista. Ci sono diverse spiegazioni per cui le donne non possono mettere piede su questo lembo di terra paradisiaco in mezzo al mare che si trova a metà strada tra il Giappone e la Corea del Sud.

L’ipotesi più accreditata dell’interdizione è legata al ciclo mestruale: secondo gli shintoisti una donna con le mestruazioni è impura e il suo ingresso nell’isola contaminerebbe la sacralità del luogo

Alcuni studiosi, invece, ritengono che il divieto alle donne fosse dettato dai pericoli del viaggio verso l’isola, che un tempo era lungo, faticoso e pericoloso.

 

Ad Okinoshima abita un solo uomo, il custode del tempio che ha il compito di custodirlo e di far rispettare le regole dell’isola.

L’Unesco ha inserito l’isola nella lista dei patrimoni dell’umanità per il valore paesaggistico e artistico. E’ un paradiso a cielo aperto e ospita numerose opere artistiche e oggetti storici di grande valore. Qui, infatti, si trovano numerosi oggetti storici di grande valore, lasciati dai marinai nei secoli, quando approdavano alla ricerca di un ristoro, offrendo alla divinità un oggetto in cambio di un viaggio di ritorno sicuro.

Nonostante la nomina dell’Unesco, (la richiesta  è partita nel 2009)  Okinoshima continuerà ad essere il luogo che è sempre stato, come ha dichiarato l’anno scorso, prima che l’isola diventasse patrimonio dell’Unesco,  Takayuki Ashizu, alto prelato al Makunata Taisha : “Non apriremo Okinoshima al pubblico, anche se verrà iscritta nella lista Unesco, perché le persone non devono visitarla solo per curiosità”.

I misteri di Okinoshima, perché visitarla

Si tratta perciò di un viaggio mistico e misterioso, oltre che paesaggistico. L’isola,considerata un kami dello shinto,  è amministrata dalla città di Munakata, che si trova a Kyushu, la più meridionale delle quattro isole più grandi che formano il Giappone.  Vi sono custoditi più di 80.000 antefatti lasciati dai naviganti nel corso della storia, perle di vetro persiano e anelli d’oro. Ogni reperto fa parte dei tesori nazionali del Giappone, che rimarranno (almeno per ora)  un grande mistero perché il governo giapponese non ha alcuna intenzione di aprire questo fantastico gioiello al pubblico.

Come detto, le donne non possono accedere neppure una volta perché è la sede di un kami, cioè uno “spirito”, una sorta di divinità secondo la religione shintoista, il principale culto giapponese. Tutta  l’intera isola è considerata un santuario. La cosa curiosa è che alle donne è proibito accedere, ma la divinità a cui è intitolato il tempio Okitsu (nella galleria sopra) è una dea, la dea del mare Tagorihime.

Da non perdere

Una volta arrivati nell’isola, da non perdere l’occasione di vistare la principale città di questa regione: Fukuoka. Si tratta di uno dei principali poli commerciali, con un grande aeroporto internazionale e una delle cinque borse valori del Giappone. E poi, Nagasaki, che possiede uno dei più antichi porti internazionali.

Quanto costa?

Andare in Giappone, si sa, costa. Ma non si tratta di cifre proibitive. Mediamente, un biglietto standard Italia-Giappone costa circa 800 euro.
di redazione

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