La lettera che lascia senza respiro. Lasciatevi emozionare dalle sue parole

di redazionedi redazione5 ottobre 20185min4300
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"Mi laureo a Torino, trovo lavoro, mi sposo, riusciamo a trasferirci a Roma e... Scopro di avere un tumore". La lettera di Eleonora, da leggere tutta d'un fiato (da la Repubblica.it)

Grazie a Eleonora Di Stefano, che scrive da Sora

“Sono una trentunenne piuttosto solare. Nata a Sora, Ciociaria operosa. A diciannove anni sono andata via da casa per andare a studiare a Torino, Politecnico. Sacrifico gli affetti, ma con grande orgoglio dei miei mi laureo. Inizio quasi immediatamente a lavorare, mi sposo con un ragazzo conosciuto nel collegio universitario… storie di altri tempi!”.

“Lavoriamo entrambi e viaggiamo spesso, siamo così fortunati che riusciamo a trasferirci a Roma e… appena arrivati lì scopro di avere un tumore”.

“La vita che sembrava sorridermi si ferma. Torno a vivere dai miei per non passare giornate da sola in una città pressoché sconosciuta. In un periodo buissimo trovo conforto nell’amore immenso di mio marito, nelle risate delle mie amiche di una vita, nella forza dei miei e nelle attenzioni di tutta la famiglia. Mio padre, mia madre, la mia sorellina che ormai ha 23 anni e studia alla Sapienza”.

“In fondo sono fortunata…”.

“Ho dovuto affrontare chemio e operazione e poi di nuovo chemio. Non potremo avere figli e la famiglia che sognavamo non so più se riusciremo a crearla. Quando è arrivata la notizia, dopo un primo momento di disperazione mio marito è riuscito a sostenermi nel modo più concreto: io non riuscivo a pensare alla burocrazia, i ricoveri, le carte. Lui si è sostituito a me in tutto, sollevandomi completamente. Può sembrare una sciocchezza ma vi assicuro che mi ha fatta sentire davvero sostenuta e amata, mi ha dato tanta forza”.

“Poi è cominciata la trafila degli ospedali, delle cure. Ecco: a volte davvero prendono momenti di sconforto in cui ti sembra di crollare un po’ ma no, non sono impazzita e credo che sia perché ho un mio metodo, da quando ero bambina. Non metto mai tutti i problemi insieme nella stessa pentola, quelli passati presenti e futuri, anche immaginari o previsti. Non faccio il mischione, anzi, al contrario. La base di tutto è pensare una cosa alla volta, e quella cosa spezzettarla in tante parti così che devi affrontare un piccolo pezzo alla volta”.

“Non caricarli tutti insieme, non mescolarli. Quando facevo la chemio non pensavo all’operazione che mi aspettava, e che ho fatto a giugno. Pensavo alla chemio, e ogni giorno a come affrontare quel giorno. Volevano spiegarmi dell’operazione ma dicevo no, ora mi distrae, me la spiegate dopo. Finita la chemio è arrivato il momento. E sono stata pronta ad ascoltare: mi avrebbero tolto un pezzo del corpo molto importante per una donna, l’utero, ma per fortuna, d’altra parte, è un pezzo che si può togliere – ho pensato”.

“Adesso devo affrontare la guarigione. Quanto ai figli: ci sono tanti modi di essere genitori, quando sarà il momento li passeremo in rassegna”.

“Spero tanto che vi scriverò tra cinque anni dicendo che sono a guarita e che sono uscita da questo incubo. Volevo soltanto ricordare a tutti che la vita è bella, che aprire gli occhi ogni giorno non è scontato. Per favore: emozionatevi e lasciatevi coinvolgere… siate grati e felici per ciò che avete senza stare troppo a pensare a ciò che invece vi manca (errore che non ripeterò nella mia vita numero due…). Perché invece fino a prova contraria la vita è una e non sappiamo neanche quanto lunga. Non va sprecata! Mando un saluto, anche a quelli che non lo sanno e non lo vogliono”.

credit

http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2017/10/08/emozionatevi-lasciatevi-coinvolgere/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1&ncid=fcbklnkithpmg00000001

 

 

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