di redazionedi redazione19 febbraio 20195min3070

Il primo cuore “wireless” salva la vita a due pazienti | AZstarbene

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Per la prima volta un dispositivo di assistenza ventricolare che elimina la necessità di un cavo

Il primo cuore “wireless”  si ricarica in un paio d’ore senza il bisogno di cavi o batterie, ma solo grazie ad una cintura indossabile. Alle operazioni ha partecipato anche l’Italia, dove si spera possa presto arrivare questa tecnologia.

Cuore wireless, come funziona

Il cuore wireless senza fili è stato impiantato sui primi due pazienti (di 51 e 24 anni con insufficienza cardiaca incurabile). Si ricarica in un paio d’ore indossando una cintura. La corrente viene inviata per induzione alla batteria interna al dispositivo.

Cuore artificiale ‘wireless’ salva la vita a due pazienti, prima volta al mondo (

Reso noto sul Journal of Heart and Lung Transplantation, il cuore artificiale “wireless” è il risultato di una sperimentazione clinica svolta nell’ambito del progetto «FIVAD» da un’equipe di esperti internazionali tra cui Massimo Massetti, Direttore Area Cardiologica Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS e Ordinario di Cardiochirurgia alla Cattolica, Yury Pya, Direttore del Centro Universitario Cardiovascolare di Astana in Kazakhstan, dove sono stati svolti i primi due interventi, e Ivan Netuka dell’Institute for Clinical and Experimental Medicine di Praga.

Molto altri pazienti con insufficienza cardiaca incurabile saranno coinvolti in questi test clinici nei prossimi mesi e, dopo avere ottenuto le dovute certificazioni per la commercializzazione e l’utilizzo del dispositivo nell’Unione Europea, il device potrebbe arrivare anche in Italia (in non meno di sei mesi).

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«La tecnologia associa l’impianto di un dispositivo di assistenza cardiocircolatoria meccanica (VAD, una microturbina in titanio che supporta la funzione del ventricolo sinistro pompando fino a 8,5 litri di sangue al minuto), già in uso da anni e nel nostro arsenale terapeutico – spiega Massetti – a un sistema di trasmissione trans-toracica dell’energia elettrica – tecnologia denominata ‘Coplanar Energy Transfer’, messa a punto dall’azienda israeliana Leviticus Cardio, che consente di ricaricare il cuore senza fili, tramite una cintura indossabile che invia corrente alla batteria interna del dispositivo». L’avanzamento è notevole, basti pensare che il primo paziente, a poche settimane dall’intervento, è stato dimesso ed è ritornato a una vita normale con la possibilità di fare sport e anche di nuotare in piscina (impossibile con il device classico con batteria esterna e cavo).

«La speranza – conclude Massetti – è arrivare ad offrire presto ai nostri pazienti questa opportunità terapeutica che rappresenta un considerevole progresso nella cura dell’insufficienza cardiaca terminale refrattaria a ogni trattamento farmacologico. I pazienti in lista d’attesa per trapianto cardiaco o i non idonei al trapianto potranno sperare in una vita pressoché normale senza il legame del cuore artificiale con le batterie esterne e con un rischio di infezioni significativamente ridotto».


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