di redazionedi redazione9 ottobre 20184min10560

Cos’è l’ameba killer mangia cervello (o Naegleria Fowleri)

Oltre il mal di testa, la meningoencefalite amebica primaria si presenta con febbre, alterazione del sensorio, nausea, vomito, cefalea, e segni neurologici focali.
4642887Un’ameba killer che divora cervelli umani. Dagli Stati Uniti arriva il caso del 29enne surfista Fabrizio Stabile, originario del New Jersey, morto dopo aver ingoiato l’ameba “naegleria fowleri” che in un paio di giorni gli ha divorato il cervello. Secondo le ricostruzioni di molti siti web statunitensi, attorno alle metà di settembre, Stabile si era recato in vacanza al Cable Park e Surf Resort di Waco, in Texas. Un super resort dove vengono create onde artificiali e dove molti surfisti esperti si allenano.I primi sintomi sono apparsi il 16 settembre quando l’uomo  ha cominciato ad accusare mal di testa fortissimi. Curato dai medici per meningite batterica, la vera diagnosi è arrivata solo quattro giorni dopo, ma Stabile non ce l’ha fatta. E’ morto il 21 settembre.

Cos’è l’ameba mangia cervello

Il parassita Naegleria Fowleri può causare un’infezione che colpisce il sistema nervoso ed è letale nel 90% dei casi: la meningoencefalite amebica primaria.
Si tratta di un organismo minuscolo di 20 millesimi di millimetro e l’uomo può contrarlo se entra a contatto con l’acqua dolce infetta: fiumi, laghi, piscine. Il parassita penetra nel corpo umano per via nasale, attraverso la mucosa olfattiva, poi risale lungo le fibre del nervo olfattivo, fino ad arrivare al cervello attraverso i bulbi olfattivi. Dove si moltiplica velocemente nutrendosi di tessuto nervoso cerebrale.

I sintomi

Oltre il mal di testa, la meningoencefalite amebica primaria si presenta con febbre, alterazione del sensorio, nausea, vomito, cefalea, e segni neurologici focali.

In Italia un solo caso

I casi sono rarissimi. I Center for Disease Control hanno registrato tra il 2008 e il 2017 34 infezioni. Da quando il parassita è stato scoperto sono stati diagnosticati in tutto 143 casi: solo cinque i sopravvissuti.
Il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo presso l’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Ircss Galeazzi, aveva dichiarato al corriere.it  «è stato diagnosticato un solo caso di meningoencefalite amebica primaria, oltre tutto post mortem, mentre ci sono stati altri casi non confermati. Questo perché da noi non sussistono le condizioni ambientali di contaminazione e non ci sono portatori, sebbene valga sempre la raccomandazione di evitare le acque stagnanti, dove c’è più probabilità che possano annidarsi questi batteri».

di redazione

di redazione


Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi richiesti sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.