di redazionedi redazione15 marzo 20186min5560

La vera dieta funziona solo se il cervello collabora

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Il cannibalismo del cervello porta al fallimento della dieta. All’origine della debolezza, un meccanismo del cervello: alcune sue cellule si nutrono di loro stesse provocando l’insorgere del bisogno di mangiare. La ricerca.

Dimagrire sì, ma a patto che la dieta inizi dalla testa. Arriva la primavera e il web è pieno di diete miracolose per arrivare in forma al mare. Ma gli esperti dicono: nessuna dieta funziona veramente se il cervello non collabora.

È questo il suggerimento di nutrizionisti e psicologi a chi sta per iniziare una dieta. Gli esperti, infatti, concordano: i rimedi miracolosi che puntualmente, a primavera, ci arrivano dai media, non esistono perché per perdere peso servono tempo e costanza; soprattutto, è necessario capire che il primo “nemico”, quello che rema contro qualsiasi vera soluzione dimagrante, è proprio… la nostra mente.

Sinteticamente, significa che nessuna dieta può avere successo se il nostro cervello non collabora. Significa che, prima di scegliere quale intraprendere, sarebbe meglio capire perché abbiamo deciso di perdere peso e sentiamo la necessità di cambiare la nostra immagine. Come spiega Samir Sukkar, direttore dell’Unità di dietetica e nutrizione clinica dell’Ospedale San Martino di Genova, «la dieta è un percorso complesso, che deve portare a un cambiamento consolidato del modo di pensare, e non solo del regime alimentare».

Tutte le attività dell’organismo umano sono collegate al cervello: lavorare, studiare, imparare cose nuove, mantenere la concentrazione, essere lucidi e svegli, ricordare cosa si è fatto pochi minuti prima o la trama di un vecchio film. Per avere buone prestazioni intellettive e mentali, dall’apprendimento alla memoria, la prima buona regola è prestare attenzione a cosa mangiamo.

Il primo nemico: lo stress

La nostra condizione psicologica è determinante: non conta tanto pesare i grammi di cibo concessi dalla dieta scelta, quanto l’approccio mentale con cui si intraprende la dieta. Il più delle volte, infatti, la scelta di dimagrire nasce dalla pressione esercitata da amici e parenti, o dai messaggi che arrivano dai media e dalla società. Il punto invece è rendersi conto che seguire uno stile alimentare più sano migliorerà anche il nostro benessere. Perché privarsi di cibo provoca quasi sempre frustrazione e stress, che sono tra le cause principali dell’abbandono di tutte le diete. Restrizioni di cibo estreme, se non sono profondamente motivate, ci mettono di cattivo umore. Va da sé che, per compensare il nostro disagio, finiamo per mangiare più di prima.

Il cannibalismo del cervello porta al fallimento della dieta

Se la dieta fallisce, la volontà del soggetto non è l’unica imputata possibile.  All’origine della debolezza, un meccanismo del cervello: alcune sue cellule si nutrono di loro stesse provocando l’insorgere del bisogno di mangiare.

A descrivere ciò, una ricerca dell’Albert Einstein College of Medicine, diretta dal dottor Rajat Singh e pubblicata su “Cell Metabolism”. Gli scienziati hanno lavorato su topi da laboratorio. Nel primo test, i roditori sono stati sottoposti a dieta, il loro cervello analizzato. In base ai dati raccolti, la mancanza di cibo spingeva i neuroni dell’ipotalamo murino a consumare sé stessi.Tale auto-cannibalismo stimolava gli interruttori della fame ed induceva i topi a cercare nutrimento.

Singh descrive il tutto come “Una sorta di processo di pulizia domestica”, che “Consente a ogni cellula di eliminare componenti inutilizzati”, il tutto gestendo il sistema appetito. Non in maniera uniforme però, come spiegano gli scienziati, il cannibalismo celebrale diventa meno pressante coll’avanzare degli anni. Di conseguenza, gli anziani sentono meno lo stimolo della fame dei giovani, in quanto la loro autofagia neurale diminuisce. Inoltre, le differenze d’intensità del processo possono spiegare le differenze individuali del rispetto di una dieta: più l’autofagia è intensa, più la dieta diventa ardua.
Nel secondo test, i roditori hanno subito la stessa sorte (dieta imposta-analisi), con un’importante differenza: il processo di auto-nutrimento dei neuroni è stato bloccato.

Risultato, gli animali hanno evidenziato minore stimolo della fame, minore voglia di cibo e maggior consumo di calorie.E tale trucco, concludono i ricercatori, potrebbe essere usato come supporto alle terapie contro obesità e sovrappeso nei pazienti umani.

di redazione

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